bimba sconfigge epatite C (2)

Per la prima volta al mondo una bambina affetta da epatite C è stata “curata” – dopo un trapianto di fegato – con i nuovi farmaci ad azione antivirale diretta per sconfiggere il virus. Il delicato intervento coniugato al protocollo farmaceutico è stato realizzato presso l’IRCCS ISMETT di Palermo dall’équipe guidata dal professore Jean de Ville de Goyet su una piccola paziente ucraina di appena due anni.

Milana presentava fin dalla nascita un’atresia delle vie biliari, una patologia che causa l’ostruzione dei dotti biliari e che in poco tempo l’aveva portata ad avere un’insufficienza terminale epatica. In Ucraina dove era stata inizialmente curata, aveva contratto anche il virus dell’epatite C, probabilmente a causa di una trasfusione di sangue. Presentava, quindi, due malattie in contemporanea – l’atresia e l’epatite C – che avevano compromesso il suo stato di salute. L’associazione di queste due condizione in un bambino molto piccolo è molto rara e, fino ad oggi, rappresentava una controindicazione relativa al trapianto di fegato, unica terapia possibile per curare la sua insufficienza terminale epatica. “Il virus dell’epatite C – spiega Jean de Ville de Goyet– nei bambini ha una progressione molto lenta ed in alcuni casi si cura spontaneamente. Normalmente, si segue il piccolo paziente e si aspetta che il bambino guarisca o che raggiunga una certa età per iniziarlo a trattare con farmaci. La situazione cambia, quando si è costretti a procedere con il trapianto del bambino in età precoce, in questo caso, infatti, la progressione della malattia è molto veloce ed il rischio che l’organo trapiantato si ammali nuovamente rendendo il trapianto vano è molto alta”.

La piccola è stata sottoposta a trapianto di fegato da donatore vivente, grazie alla donazione di parte dell’organo da parte della madre ed in seguito è stato applicato un protocollo sperimentale che ha previsto di “trattare” la bambina con i nuovi farmaci ad azione antivirale – così da debellare l’infezione del virus dell’epatite C. Il trapianto è stato eseguito ad aprile, poi è iniziata la terapia farmacologica. “Quello della nostra piccola paziente – spiega ancora de Ville – è, a nostra conoscenza, il primo caso di trattamento di un bambino trapiantato dell’infezione da HCV con questi nuovi farmaci. È da sottolineare inoltre che quello in oggetto è un trattamento pionieristico anche al di fuori dell’ambito trapiantologico: Milana è, ad oggi, la paziente più piccola mai sottoposta a trattamento con con ledipasvir+sofosbuvir, indipendentemente dal trapianto. Pensiamo, quindi, che questo caso possa aiutare ad aprire la strada all’utilizzo a più ampia scala di questi nuovi farmaci anche nei bambini, migliorando la loro aspettativa di vita”.

Milana è arrivata a Palermo grazie ad un circuito di solidarietà, a finanziare il suo viaggio sono state, infatti, alcune associazioni e privati cittadini ucraini che hanno aderito all’appello lanciato dalla madre in rete. “Abbiamo avuto grandi donatori – racconta Olga, la mamma della piccola – ma anche tanta gente comune che ha voluto aiutarci, donando quello che poteva. La loro generosità ci ha permesso di poter venire fino in Italia e aiutare la piccola”. Prima di arrivare a Palermo, Olga si era rivolta ad altri centri trapianti in Polonia ed anche in Belgio. “In Polonia – ricorda Olga – mi hanno detto che la cura per l’epatite C non era prevista per bambini così piccoli”, poi la scelta di venire in Italia e contattare ISMETT. “Ho conosciuto una donna – racconta ancora Olga – il cui figlio era stato trapiantato proprio da de Ville. Così ho cercato di mettermi in contatto con il professore, ho trovato il suo indirizzo e-mail e da lì la decisione di venire a Palermo”. Oggi Milana sta bene: il suo fegato funziona perfettamente e non vi è più traccia del virus dell’epatite C nel suo organismo. “Milana – racconta emozionandosi Olga – ha ripreso a mangiare tutto, dorme tutta la notte, gioca con suo fratello. E’ ritornata ad essere una normale bambina di due anni”.

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È la divisione italiana della University of Pittsburgh Medical Center. A Palermo gestisce l’Istituto
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